Scuola, rischio ‘balletto’ supplenti a metà anno. Ma ora una giudice riconosce l’errore dell’algoritmo

da La repubblica
Il 16 dicembre il tribunale del lavoro di Velletri ha condannato il ministero a nominare un supplente scavalcato dal meccanismo che assegna gli incarichi. “Sistema errato che viola i principi di imparzialità costituzionalmente garantiti”

La scuola italiana rischia un clamoroso balletto di supplenti e metà anno. Il tribunale del lavoro di Velletri ha condannato il ministero dell’Istruzione e del merito costringendolo a nominare fino alla fine dell’anno un supplente scavalcato dall’algoritmo ministeriale che assegna gli incarichi. La procedura utilizzata dal codice informatico per incaricare migliaia di supplenti crea disparità tra aspiranti docenti. In altre parole, è illegittima quando non tiene conto del maggiore punteggio. E sono migliaia i supplenti incaricati per l’anno scolastico in corso con questa procedura. Se tutti si rivolgessero ai giudici, per alunni e per la stessa scuola sarebbe un disastro.

L’algoritmo

Da tre anni, da quando è iniziata la pandemia da Covid-19, le supplenze dei candidati inseriti nelle liste provinciali dei precari (Gae, graduatorie ad esaurimento, e Gps, graduatorie provinciali dei supplenti) non vengono più assegnate con le cosiddette convocazioni in presenza nelle assolate stanze dei provveditorati agli studi, o delle scuole-polo, in piena estate. Il ministero dell’Istruzione, per evitare pericolosi assembramenti, ha dato incarico all’azienda che gestisce il sistema informatico di elaborare un algoritmo che applicasse l’annuale ordinanza ministeriale sulle supplenze. Ma, a quanto pare, il sistema nell’assegnare gli incarichi commette degli errori. A sostenerlo senza mezzi termini una recente ordinanza del tribunale ordinario di Velletri, in provincia di Roma, a cui si è rivolto un docente di Laboratorio di scienze e tecnologie elettriche e elettroniche scavalcato al primo turno di nomine. l precari inseriti nelle liste provinciali si sono accorti sin da settembre che l’algoritmo, in molti casi, procedeva senza rispettare l’ordine di punteggio: al momento delle nomine diversi aspiranti alla cattedra non si sono visti recapitare alcun incarico per poi assistere alla nomina di colleghi con meno punti. Dopo alcuni risconti da parte dei sindacati, è emersa l’anomalia.

Le storture del meccanismo

Per comprendere l’errore, occorre fare un passo indietro. A inizio agosto, gli aspiranti docenti, al momento della compilazione delle domande, sono stati chiamati a indicare 150 scuole dove avrebbero preferito lavorare. Ma senza conoscere le effettive disponibilità perché l’operazione si è svolta un mese prima delle nomine, quando ancora il ministero era intento a effettuare le immissioni in ruolo. In altre parole, gli aspiranti hanno dovuto scegliere gli istituti al buio. E se nel girare l’algoritmo non incrociava la scuola dove c’era il posto da assegnare, andava avanti e considerava il malcapitato come rinunciatario, scartandolo dai giochi anche per le assegnazioni successive. In questo modo, nei turni successivi, sono stati incaricati migliaia supplenti con meno punteggio, al posto di colleghi più anziani, e docenti di sostegno senza titolo di specializzazione al posto di insegnanti titolati. Nei mesi scorsi, i rappresentanti dei lavoratori non hanno esitato a parlare di “lotteria delle supplenze”, chiedendo al ministero di porre rimedio, almeno per il prossimo anno scolastico. Intanto, alle soglie delle vacanze di Natale, si continua a nominare: a Milano l’algoritmo ha girato dieci volte. L’ultimo bollettino è stato pubblicato il 21 dicembre. Mentre a Bologna il cervellone ministeriale è stato avviato alla ricerca dei supplenti per ben 29 volte.

La sentenza

Lo scorso 16 dicembre la giudice Beatrice Marrani ha condannato il ministero dell’Istruzione e del merito a risarcire il docente con un incarico al 30 giugno o fino al 31 agosto. Le sue parole sono chiare e non lasciano spazio a dubbi di sorta sul meccanismo che ha portato alle nomine. In sostanza il nome del professore in questione è stato omesso nell’assegnazione dell’incarico la sua classe di concorso, pur potendo vantare un punteggio superiore ad almeno 3 candidati. Per la giudice è quindi “innegabile la violazione dei richiamati principi di imparzialità costituzionalmente garantiti”. E conclude affermando che tale omissione “sia dovuta ad un errore del sistema informatico e in modo particolare dell’algoritmo che ha operato un complesso incrocio tra la posizione in graduatoria e le indicazioni preferenziali di questi ultimi espresse nella domanda di partecipazione alla procedura”.

A settembre, quando scoppiò la protesta dei supplenti, la Gilda degli insegnanti ha effettuato l’accesso agli atti chiedendo di verificare il software che gestisce le nomine. E il 22 dicembre, il sindacato spiega che la documentazione ricevuta è “incompleta, insoddisfacente e inservibile”. E il sindacato annuncia che si rivolgerà al Tar Lazio. Dino Caudullo è un avvocato che si occupa di legislazione scolastica. “La decisione del tribunale di Velletri conferma le preoccupazioni che migliaia di precari avevano espresso lo scorso mese di agosto in vista delle convocazioni. L’algoritmo si è rivelato essere stato tarato in maniera errata e sulla base di una illogica applicazione del meccanismo dell’indicazione delle preferenze regolato dell’ordinanza ministeriale”.

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