Spesi 3 miliardi su 20: il Pnrr scuola arranca. “Rischia di essere un’occasione persa”

di Ilaria Venturi, la Repubblica

La fotografia delle fondazioni Agnelli e Astrid. I ritardi e le contraddizioni, dal piano nidi al divario Nord-Sud. “Eppure può valere 1,3 punti di Pil”

Uffici tecnici dei Comuni sotto stress per costruire nuove scuole e asili: fine corsa nel 2026. Presidi che allargano le braccia: «Il saldo delle risorse assegnate arriva solo dopo la rendicontazione, che non riusciamo a fare se non dopo mesi perché il carico burocratico ci travolge». A che punto siamo con i 20 miliardi per l’Istruzione del Pnrr? Un’opportunità, certo, irripetibile per la scuola. Ma non siamo a un buon punto: è stato speso a fine 2023 solo il 16,8% delle risorse assegnate (3,3 miliardi) una percentuale più bassa di quella del complesso del Pnrr (22%). Con alcune voci che viaggiano più lentamente di altre: il digitale con Scuola 4.0 sfiora il 40% della spesa — poi magari sono droni e solo pc, come raccontato da Repubblica — male le azioni per colmare i divari territoriali, dove sui 1,5 miliardi assegnati sono stati spesi appena 53 milioni, peggio le scuole post-diploma Its Academy ferme al 2,4%.

I dati escono dal Rapporto di Fondazione Agnelli e Fondazione Astrid, il primo che tenta di fare il punto nonostante la scarsa accessibilità e trasparenza dei dati. «Quel 16,8% è un risultato oggi insoddisfacente e che preoccupa per il futuro», osserva Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Agnelli. Se si considera che il Mef ha stimato l’effetto cumulato delle misure per l’Istruzione sulla crescita economica 2021-26 in 1,3 punti di Pil «è chiaro che gli interventi per scuola e università sono fra quelli su cui sarebbe necessario spingere di più». Ma questo Paese non ha la scuola tra le priorità delle politiche, se non a parole.

«Il Pnrr aveva suscitato grandi aspettative nel mondo dell’istruzione — insiste Gavosto — sullo stato di attuazione del piano è, però, calato il silenzio. Nostro obiettivo è tornare a parlarne segnalando i rischi: da ciò che non si riuscirà a fare, a riforme svuotate come quella sul reclutamento dei docenti».

Il Rapporto restituisce alcuni approfondimenti sulle misure per l’Istruzione scritte dal governo Draghi e riviste dalla premier Meloni con il ministro Valditara. «Un aggiustamento necessario, ma una volta abbassate le “ambizioni” la preoccupazione è che, nonostante questo, non ce la si faccia e quello che lamentiamo è la mancanza di un’informazione puntuale sullo stato di avanzamento delle singole misure», osserva Alberto Zanardi, docente di Scienza delle finanze all’Alma Mater e coautore dell’indagine.

L’affanno visto dai presidi è nella sintesi di Alessandra Francucci di Andis, l’associazione dirigenti scolastici: «I tempi per realizzare i piani sono ingestibili, è enorme il carico burocratico e per questo le scuole sono indietro con la rendicontazione, facciamo anche fatica a trovare docenti e studenti disponibili per le tante attività messe in campo in così poco tempo. Non possiamo tenerli a scuola mattina e pomeriggio tutti i giorni». In un documento appena uscito, Andis auspica “interventi mirati a semplificare le procedure, tempi certi nel conferimento delle risorse a seguito delle rendicontazioni presentate, al fine di garantire alle scuole anche con capacità di spesa inferiori di assolvere agli oneri previsti”.

Edilizia scolastica

Ha le maggiori risorse assegnate. «Dopo le difficoltà iniziali, alcuni interventi, come il fondo per opere indifferibili e l’accordo con Invitalia, stanno aiutando i Comuni a procedere, chi è aprtito va avanti – racconta Loredana Lodi, assessora a Bergamo e responsabile Anci dell’edilizia scolastica – ma continuano ad essere stressanti le scadenze intermedie, il personale poi è tutto sul Pnrr perché non si trovano tecnici disponibili per incarichi temporanei e cosi la manutenzione ordinaria viene trascurata».

Nidi e materne

A Gragnano, in provincia di Napoli, è appena stato inaugurato un micronido Pnrr. A Soresina, in provincia di Cremona, il Comune ha già ampliato i posti nel suo asilo. Ma il percorso è stato tra i più accidentati e ci sono Comuni che hanno gettato la spugna: si è passati da 264 mila a 150 mila posti, da 4,6 a 3,2 miliardi a cui il ministero di recente ha aggiunto 734 milioni per accogliere 27.558 bambini in più e raggiungere l’obiettivo Pnrr. Sono 2.437 i progetti aggiudicati e per il 93 per cento sono iniziati i lavori. «Un segnale positivo – si legge nel Rapporto – Mancano, però, i dati sulle risorse assegnate e sulla spesa sostenuta per ogni progetto, né si conosce la distribuzione territoriale». Rispetto ai fondi ministeriali, approfondisce il Rapporto, e.”la novità importante è che si è abbandonata la precedente e problematica logica dei bandi per quella più efficace dell’assegnazione diretta ai Comuni più carenti del servizio”.

Nuovi istituti

Le nuove scuole sono scese da 195 a 166. Cantieri aperti per 158, ma qui più a rischio che per i nidi è la fine lavori. «Operazione bellissima, ma sono numeri relativi. E poi tutto è sull’efficienza energetica, nulla c’è sulla qualità. Ci sono presidi che frenano: non fatemi cose troppo innovative, mi chiederanno aule normali», racconta Lodi.

Differenze territoriali

Il governo è corso ai ripari con Agenda Sud, ma intanto pesa la spesa ferma al 3,5% sulle risorse assegnate. «Il meccanismo non permette di fare accordi con il terzo settore e i Comuni, le scuole da sole non ce la fanno», dice Marco Rossi-Doria di “Con i bambini”. Sulla dispersione scolastica sono “previsti fondi per il recupero online, ma che facciamo, chiamiamo un ragazzino di Scampia e in 15 ore online lo convinciamo a tornare a scuola?” fa notare in modo provocatorio Andrea Morniroli co-cordinatore del Forum Disuguaglianze Diversità ricordando che un ragazzo su 4 in Italia è in condizioni di povertà educativa. “Alcune scuole non hanno attivato risorse perché non ce la fanno. Quello che è mancato nel Pnrr è il dialogo sociale, non si partiti dai reali bisogni dei territori e alla fine i soldi non si spendono perchè non sono stati pensati per una prospettiva appetibile e utile alle scuole”. Capitolo doloroso, si tratta dei ragazzi perduti dalla scuola.

Le riforme: il reclutamento dei docenti

Il Rapporto prende in esame solo una delle riforme previste dal Pnrr sulla scuola, quella del reclutamento dei docenti. L’obiettivo delle 70 mila assunzioni è stato rimodulato e spostato al 2026: 20mila con i concorsi in atto, altrettanti nel 2025 e 30 mila a metà 2026. “Resta, però, il rischio che queste assunzioni non avvengano più secondo i criteri della riforma originaria” avverte il rapporto mettendo in fila le contraddizioni. “Il cambio di governo – si legge – la resistenza sia dei sindacati della scuola sia delle università e, infine, la difficoltà di raggiungere l’ambizioso target, fissato dal Pnrr, di 70mila docenti da assumere entro il 2024 con il nuovo modello di formazione a regime, hanno portato con il Governo Meloni lo svuotamento della legge: agli atenei è stata concessa eccessiva discrezionalità nella definizione dei corsi, impedendo che la formazione iniziale sia uniforme in tutto il Paese; la centralità della formazione didattica è stata fortemente attenuata; si sono trovate nuove «scorciatoie» per le assunzioni, che favoriscono alcune categorie di precari, a danno dei neolaureati; le tempistiche di attuazione date agli atenei sono irrealistiche e con modalità che favoriscono le università”. E così, le conclusioni “il prevedibile esito è l’ennesima occasione perduta per il miglioramento della scuola italiana”.

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