Contratto scuola, Valditara: rinnovo entro l’anno, previsti nuovi aumenti

Ritardi pagamenti? Problema cronico.

 

Come abbiamo spiegato, il corrente mese di gennaio è davvero intenso per il mondo della scuola, e soprattutto denso di novità. A parlarne è stato, ai microfoni del Quotidiano Nazionale, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara.

Riforma istituti tecnici, Valditara risponde alle accuse

Innanzitutto, come abbiamo spiegato, ci sono novità in merito alla riforma degli istituti tecnici: le candidature delle scuole per la sperimentazione della riforma dell’istruzione tecnica e professionale scadono il prossimo 12 gennaio. Ecco le parole del ministro: “Si parte dal prossimo settembre secondo un percorso di 4 anni di scuola superiore a cui agganciare i due anni degli Its: puntiamo ad allineare la nostra filiera della formazione agli standard europei, garantendo ai nostri ragazzi un percorso di formazione di serie A, più connesso con le imprese e con maggiori chance di lavoro”.

“In Parlamento si sta approvando la legge che introduce la sperimentazione della nuova filiera tecnico-professionale che partirà dal 2024-2025. Un rafforzamento di un percorso di istruzione strategico volto a offrire ai nostri ragazzi opportunità lavorative maggiori, tempi di inserimento nel mondo del lavoro più veloci e a dare competitività al nostro sistema produttivo. I dati sono impressionanti: Confindustria ha stimato che il 48% dei posti di lavoro che servono al mondo dell’impresa non viene coperto per mancanza di qualifiche e che questo genererebbe un danno di alcune decine di miliardi di euro di Pil. La riforma è attesa da decenni. Si struttura sulla filiera del ‘4+2’, 4 anni di scuola superiore a cui far seguire due di ITS”, ha aggiunto.

Ecco alcune puntualizzazioni: “Significa programmi nuovi, senza nessuna contrazione dell’organico dei docenti, per un canale di istruzione tecnico-professionale di serie A, come avviene in Germania, o in Svizzera, realtà dove essere tecnici è una scelta di prim’ordine dal punto di vista della formazione ma anche del successo lavorativo. Chi si diploma dopo i 4 anni potrà proseguire con il biennio ITS, gli Istituti tecnologici superiori, ma già dopo 4 anni lo studente può entrare nel mondo del lavoro così come accedere all’Università”.

“Siccome riteniamo che la formazione su alcune materie culturali sia fondamentale, nel corso del quadriennio sarà potenziato lo studio dell’italiano, della matematica e dell’inglese. Ci sarà più alternanza scuola lavoro e apprendistato formativo, puntiamo anche all’internazionalizzazione con collegamenti, scambi con realtà educative di altri Paesi. Sosterremo la ricerca e l’innovazione realizzate dagli istituti tecnico-professionali grazie a un ufficio interno al Ministero dedicato a questo scopo. Laddove manchino per alcune discipline le competenze necessarie tra i docenti, le scuole avranno la possibilità di fare dei contratti con manager, tecnici, del mondo dell’impresa, professionisti. Un’autentica rivoluzione”, ha continuato il capo del dicastero di Viale Trastevere.

Ecco la risposta di quest’ultimo a chi parla di progressiva distruzione della scuola pubblica a favore dei privati: “È un’accusa demagogica. È la scuola che decide in autonomia se ricorrere a un docente prestato da un’azienda per rispondere a un’esigenza formativa per la quale non vi sono competenze tra gli insegnanti, è la scuola che decide con quali aziende fare accordi. L’istruzione tecnica-professionale è volta a formare giovani che abbiano successo nel mondo lavorativo e quindi deve esserci un collegamento molto stretto con il mondo delle imprese. Altrimenti si creano futuri disoccupati. Noi siamo per il realismo e la concretezza”.

Valditara ha anche parlato del liceo Made In Italy, al quale ci si potrà iscrivere a partire dalla fine di questo mese, indicando che tipo di figure formerà: “Manager, dirigenti di impresa che possano avere contezza dei distretti industriali, della cultura produttiva, della storia, dei valori di riferimento e dell’importanza economica di una certa produzione. L’obiettivo è completare e arricchire una visione che deve essere sempre più consapevole dei valori che esprime la nostra realtà produttiva, la ricchezza della nostra filiera nazionale”.

Valditara e i suoi obiettivi per il 2024

Ampio spazio, nell’intervista, anche al tema della riforma del voto in condotta: “Verrà calendarizzata e discussa in Senato già a gennaio. Si tratta di una riforma importante in cui crediamo molto: significa ridare valore al voto di condotta ma anche cambiare radicalmente l’istituto delle sospensioni: invece di stare a casa lo studente farà più scuola, anche se non in classe, con attività di ricerca e per i casi più gravi ci sarà l’obbligo di effettuare attività di cittadinanza solidale, e quindi volontariato negli ospedali, nelle case di riposo, nelle mense per anziani. Appartenere a una comunità significa avere diritti e doveri, comporta responsabilità e rispetto, verso i compagni di classe, i docenti ma anche i beni della stessa scuola. Valori fondanti di una società veramente democratica”.

E, sul contratto scuola: “Puntiamo a rinnovarlo entro il 2024. Sarebbe il secondo rinnovo nel giro di un anno e mezzo. Rinnovare il contratto della scuola è stata una delle nostre priorità e in legge di bilancio sono state stanziate risorse significative: alla scuola andranno circa 3 miliardi. Gli aumenti medi tra lo scorso contratto chiuso e il nuovo arriveranno a quasi 300 euro al mese”.

Infine, Valditara ha concluso parlando di pagamento degli stipendi dei supplenti brevi: “Il Mef ci ha garantito che l’11 gennaio ci sarà una emissione speciale per completare i pagamenti dei docenti titolari di supplenze brevi non effettuati nel mese di dicembre. Quello dei ritardi nei pagamenti è un problema che si trascina da 10 anni, e che ha visto in passato anche tempi di liquidazione più lunghi, si arrivava addirittura a marzo. Si tratta di partite stipendiali occasionali sulla cui entità non vi è contezza a inizio dell’anno scolastico e per il cui pagamento sono coinvolti diversi soggetti istituzionali. Insomma, un sistema complesso che con il Mef siamo impegnati a semplificare per garantire tempi celeri. Aggiungo che a differenza degli anni passati abbiamo stanziato per il pagamento delle supplenze brevi un miliardo e 53 milioni contro i 741 milioni del governo Draghi, più 42%, il che sta a significare l’attenzione al tema”.

 

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