Gite scolastiche, prof indisponibili e costi elevati

di Federico Bianchetti, Scuola.net

Gite scolastiche, 1 studente su 2 non parte: prof indisponibili e costi elevati i principali ostacoli, ma c’è anche chi sceglie di non andare

 

Il viaggio “tipo”, con pernotto fuori, costa 424 euro a studente (+5% in un anno), dura 4 giorni e si svolge principalmente in Italia, dove svettano città d’arte come Napoli, Firenze e Palermo. Le mete estere preferite sono Atene, Dublino e Praga. Si viaggia principalmente il pullman, cresce la crociera

Prof accompagnatori che latitano, costi alle stelle, sanzioni disciplinari contro gli studenti turbolenti ma anche giovani che non hanno poi così tanta voglia di stare con i propri coetanei. Così – dalle scuole medie alle superiori – i viaggi d’istruzione somigliano sempre di più a un lusso per pochi, speso soprattutto entro i confini dello Stivale.

Indice

  • In tanti non partono per scelta personale
  • I motivi che costringono a restare a casa
  • Durata, costo, mezzo di trasporto: l’identikit della gita “tipo”
  • Le destinazioni più gettonate

L’Osservatorio di Skuola.net

A rivelarlo è l’edizione 2025 dell’Osservatorio sulle gite scolastiche di Skuola.net, che ha interpellato ben 3.000 giovani delle scuole di secondo grado.

Confermando un trend ormai stabile dal post pandemia – quando le gite sono riprese dopo due anni di stop – che vede la quota degli alunni che restano a casa e i motivi che spingono le scuole a non organizzare il viaggio d’istruzione sostanzialmente i medesimi.

Anche quest’anno, infatti, circa 1 studente su 2 dovrà rinunciare al viaggio d’istruzione di più giorni: Il 29% ha già ricevuto comunicazione da parte della scuola che non si partirà, mentre l’11% è ancora in attesa di ricevere indicazioni; un silenzio che a questo punto dell’anno è una pietra tombale.

In tanti non partono per scelta personale

Ma c’è poi chi – un non trascurabile 7% – vedrà i propri compagni andare e, sorprendentemente, tra chi resta la motivazione principale, in un caso su due, è la mancanza di desiderio nello stare qualche giorno fuori casa a contatto giorno e notte con prof e compagni. Un trend che già si rilevava prima della pandemia e che oggi è diventato decisamente dominante. Seguito, chiaramente, dalle motivazioni economiche, che hanno spinto a mollare un terzo dei rinunciatari “volontari”.

In più, per circa 1 su 4 dei “delusi” non è prevista nemmeno la tradizionale gita fuori porta di un giorno. A cui si aggiunge una quota – pari a circa 1 su 3 – di sognatori che aspettano che il proprio istituto ne pianifichi una entro la fine delle lezioni.

I motivi che costringono a restare a casa

Tornando all’indagine, tra i principali ostacoli alla partenza, al primo posto figura nuovamente l’indisponibilità dei professori ad accompagnare le classi in gita: un problema comune per 4 studenti su 10. C’è poi un buon 18% che sostiene come i costi dei trasporti e delle sistemazioni per il pernotto, in alcuni casi proibitivi, abbiano spinto la propria scuola a non organizzare affatto la trasferta, visto il rischio concreto che dopo aver messo in moto la macchina molte famiglie non avrebbero poi aderito.

A tal proposito, anche laddove è stato organizzato un viaggio di istruzione, circa 1 su 10 è poi rimasto a bocca asciutta perché non si è raggiunto il numero minimo di partecipanti.

Infine, sul quadro complessivo, continuano a pesare i motivi disciplinari, ulteriormente evidenziati dal nuovo approccio alla condotta scolastica. Non a caso, il 14% ha rivelato di non partire a causa della condotta della sua classe.

Insomma, il tanto temuto codice degli appalti – che quest’anno imponeva l’indizione di gare pubbliche per trovare un fornitore per i viaggi d’istruzione quando la spesa complessiva dell’istituto superava i 140.000 euro – non sembra aver in!uito più di tanto sulla defezione della scuola di appartenenza: viene indicato come motivazione della mancata organizzazione di una gita solo nell’1% dei casi.

Tirando le somme, dunque, tra chi a”erma di essere in procinto di partire (33%) e chi è già partito (20%), appena la metà (poco più) parteciperà al viaggio d’istruzione. E, anche per un terzo di questi, è stato decisivo il fattore economico.

Durata, costo, mezzo di trasporto: il profilo della gita “tipo”

Alla fine, però, come si muoveranno gli studenti più fortunati? A riprova di quanto appena detto, a prescindere dalla meta del viaggio – oltre 2 su 3 resteranno in Italia, mentre la parte restante (35%) oltrepasserà i confini nazionali -, nell’organizzazione del soggiorno la metà delle volte (50%) ci si è orientati verso tutte quelle località che potevano garantire un certo tipo di risparmio, tentando di ammortizzare i vari costi. Caro-prezzi che incide per ovvie ragioni anche sulla durata del viaggio. Anche per questo, il 40% degli studenti sarà impegnato nel viaggio d’istruzione fino a un massimo tre giorni. Poco meno di 1 su 4 allungherà la permanenza a quattro giorni, appena 1 su 10 sarà lontano da casa tutta la settimana.

A conti fatti, la durata media di un viaggio di istruzione si attesta attorno ai 4 giorni.
Il budget di spesa medio? Stiamo parlando di una cifra nell’ordine dei 424 euro, con un aumento del 5% rispetto allo scorso anno. Il range di spesa più dffuso – per il 42% dei partenti – è leggermente inferiore e si attesta tra i 200 e i 400 euro. Ma il 45% ha dovuto mettere in conto cifre superiori.

Con queste premesse, non stupisce certo che il pullman sia di gran lunga il mezzo di trasporto preferito per raggiungere la destinazione prescelta (53%), marginalizzando l’aereo (25%) e il treno (13%).

La bassa stagione crocieristica in alcuni momenti dell’anno scolastico sta favorendo anche la di”usione delle navi, nel duplice ruolo di vettore- alloggio degli studenti: un fenomeno piccolo (relegato al 2% dei partenti) ma che rispetto all’anno scorso ha visto raddoppiare i suoi volumi.

Le destinazioni più gettonate

Le mete più gettonate? Le città d’arte e, più in generale, tutti quei luoghi che trasudano storia e arte. Gli istituti scolastici che non hanno dovuto arrangiarsi per questioni economiche hanno, infatti, optato per tutte quelle località in grado di o”rire spunti da un punto di vista culturale.

All’estero ecco, quindi, svettare Atene e Barcellona, seguite da Praga e Parigi, con una menzione speciale per Dublino, città che ispirò la celebre opera di James Joyce, dal titolo ‘The Dubliners’.

E chi rimane in Italia? Anche qui l’arte la fa da padrona, con Firenze, Napoli e Palermo in cima alle destinazioni preferite dalle scuole. Roma e Milano, invece, restano ai piedi del podio, forse perché tra Giubileo e turismo di massa non sono poi così a buon mercato.

In alternativa, ci si muove tra le località di mare o di montagna, o verso città meno turistiche – sempre per questioni di budget – come testimonia il 24% degli studenti.

Condividi questa storia, scegli tu dove!