Il paradosso del prossimo concorso scuola ordinario: chi lo vince potrebbe tornare fare il disoccupato o il precario

di Sergio De Napoli, Miur Istruzione

 

L’avvio imminente dei concorsi ordinari e straordinari per la stabilizzazione di decine di migliaia di insegnanti, previsti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), presenta un problema significativo per i vincitori dei concorsi ordinari. Nonostante dimostrino di essere qualificati e competenti per insegnare, la loro assunzione non è garantita, e molti potrebbero trovarsi senza occupazione o costretti a lavorare come precari.

Niente idonei

Nel 2024, numerosi candidati che supereranno il concorso ordinario per insegnare nella scuola pubblica potrebbero affrontare la delusione di non essere assunti a causa della limitata disponibilità di posti vacanti in quel periodo. La graduatoria di merito del concorso ordinario 2023 per infanzia, primaria e secondaria sarà riservata esclusivamente ai vincitori, senza prevedere idonei. Questa situazione crea un paradosso evidente, poiché, nonostante la qualificazione dimostrata, ciò potrebbe non garantire un vantaggio effettivo in termini di acquisizione dell’abilitazione all’insegnamento.

Bisogna superare le prove del concorso, ma anche collocarsi tra il numero dei posti a disposizione per assicurare l’effettiva possibilità di essere assunti. Altrimenti, la partecipazione al concorso potrebbe rivelarsi inutile, senza alcun vantaggio tangibile per l’ottenimento dell’abilitazione all’insegnamento.

Immissioni in ruolo in surroga

Le procedure avviate sono importanti. Il problema è che non è prevista l’assunzione in ruolo di docenti idonei, ma la loro esclusione qualora scadano i tempi. Come non si comprende perché non si tenga conto di chi ha partecipato al concorso precedente e ancora attende di essere stabilizzato, dopo aver dimostrato nel tempo e nel corso dello stesso concorso di meritare di insegnare con stabilità. Serve allora procedere con le immissioni in ruolo in surroga anche per gli oltre 20 mila partecipanti al concorso Straordinario bis attraverso l’integrazione delle graduatorie dei concorsi riservati. Come non bisogna perdere di vista, parallelamente a queste procedure, il ripristino del doppio canale di reclutamento: senza le assunzioni dei precari sul 50 per cento dei posti liberi, peraltro da inserire tutti in organico di diritto ed eliminando le assurde cattedre in deroga su sostegno, ogni politica di nuovo reclutamento è destinata a fallire.

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