Iscrizioni a scuola, i licei sempre in testa: ma è flop del Made in Italy

di Ilaria Venturi, la Repubblica

I dati del ministero alla chiusura delle domande per le classi prime del prossimo anno scolastico. Calano il classico e lo scientifico tradizionale. Solo 1.669 scelgono il tecnico di 4 anni. E all’indirizzo superiore voluto dalla destra appena 375 iscrizioni. Le opposizioni: “Imbarazzante, Valditara riferisca in aula”

 

Appena 375 iscrizioni al nuovo liceo Made in Italy voluto dalla destra sovranista. Più o meno 14-15 classi, tenendo una media di 25-26 alunni, a fronte di 114 istituti (in corsa si sono aggiunti 22 licei campani inizialmente esclusi) autorizzati ad aprire una classe. Se la corsa alla licealizzazione non si arresta a giudicare dai dati diffusi dal ministero dell’Istruzione e del Merito – con il 55,63% di domande sul totale delle iscrizioni – il percorso imposto in tutta fretta alle scuole dal ministro Adolfo Urso (FdI) e annunciato a sorpresa al Vinitaly dalla premier Giorgia Meloni, in una delle rare volte in cui ha parlato di istruzione, non decolla. Un flop annunciato, in realtà. E fatica anche l’altra novità, anche se con numeri diversi nell’ambito di una sperimentazione: il tecnico “corto” – quattro anni anziché 5 più due di Its – è stato scelto da 1.669 famiglie.

Sul flop del Made in Italy si scatenano le opposizioni. “Continuare a negare la realtà per fare propaganda spiccia su un indirizzo che interessa a pochi è surreale. Il ministro Valditara venga in Senato a riferire su questi pessimi risultati. Forse chiamarlo flop o falsa partenza è ancora poco. A scuola infatti si direbbe Non Classificabile” dichiara la senatrice di Alleanza Verdi e Sinistra Aurora Floridia. “Il fallimento di questa proposta che è sotto gli occhi di tutti, al di là degli aspetti di contenuto, completamente inesistenti, nasce dalla non conoscenza delle dinamiche e dei tempi che regolano il mondo della scuola da parte del Ministro Valditara, a partire dal mancato rispetto per gli organi collegiali, gli studenti e le loro famiglie” commenta la Dem Ilenia Malavasi.

“A questo punto il Governo si fermi, non si fanno le riforme contro il personale e contro gli studenti” tuona la Flc-Cgil.

I dati delle iscrizioni

I licei continuano a essere preferiti da oltre la metà delle studentesse e degli studenti, con il 55,63% di domande sul totale delle iscrizioni. Gli istituti tecnici e i professionali mostrano un trend in crescita: i primi rilevano il 31,66% delle domande (contro il 30,9% dello scorso anno) e i secondi il 12,72% (contro il 12,1 % dello scorso anno). Questi i dati con cui si sono chiuse il 10 febbraio le iscrizioni online all’anno scolastico 2024/2025 sulla piattaforma unica.istruzione.gov.it.

Se la licealizzazione non cede il passo, quantomeno però lo rallenta. I licei pur essendo in testa perdono iscritti e fanno registrare un leggero calo rispetto al 2023-24: l’1,47% in meno. Lo scorso anno erano il 57,10%. A sceglierli sono specialmente le studentesse e gli studenti nelle regioni del Centro e del Sud Italia dove le iscrizioni nella maggior parte dei casi superano la media nazionale. In alcune regioni si toccano punte del 69,3%, nel Lazio, o del 60,8%, in Sicilia.

Calano il classico e lo scientifico tradizionale

A soffrire è il classico che accusa una crisi cominciata già da alcuni anni. Sono poi sempre meno le ragazze e i ragazzi che decidono di imparare il greco antico: il classico perde alunni e passa dal 5,80% al 5,34% nel 2024-25. Ma in calo è anche lo scientifico tradizionale – dal 14,10% al 13,74% – che però conferma la sua leadership. Contando il totale delle iscrizioni alle tre diverse declinazioni – con l’opzione Scienze Applicate e la sezione a indirizzo sportivo oltre al tradizionale – uno studente su quattro sceglie infatti proprio lo scientifico: il 25,59%. Bene anche il liceo Scienze umane che supera il classico con un totale di 10,97% studenti iscritti ai due indirizzi per il prossimo anno scolastico.

Per gli istituti tecnici, a spiccare nel settore economico è l’indirizzo Amministrazione, Finanza e Marketing che raggiunge il 9,23%, percentuale in crescita come per il turismo dove gli iscritti sono il 3,02%. Nel settore tecnologico, in testa è Informatica e Telecomunicazioni con il 5,71%, mentre al professionale l’indirizzo di Enogastronomia e ospitalità Alberghiera supera il 4%.

Le sperimentazioni della destra

Due le novità introdotte dal governo Meloni: l’avvio della sperimentazione della filiera tecnico professionale “4+2”, con 1.669 iscrizioni, e, appunto, i nuovi licei del “Made in Italy” con 375 iscrizioni. “La filiera del 4+2 ha registrato un interesse significativo da parte delle famiglie, è un risultato importante e non scontato – osserva il ministro Giuseppe Valditara – Gli studenti da settembre potranno contare su un percorso e dei programmi fortemente innovativi e una maggiore sinergia con il mondo produttivo”. Sul Made in Italy Valditara non può che puntare al prossimo anno: “Una opzione che potrà rafforzarsi nell’alveo dei licei più tradizionali. È importante – prosegue – aver ampliato l’offerta formativa a disposizione degli studenti italiani venendo incontro alle esigenze e alle nuove sfide del mondo del lavoro, è la strada giusta per una scuola di successo per i nostri ragazzi”.

Ben diversa la lettura della Flc-Cgil: “Dopo la bocciatura dei collegi dei docenti arriva anche la bocciatura delle famiglie. I dati delle iscrizioni alla filiera tecnico professionale e al Liceo made in Italy comunicati dal ministero sono inequivocabili. Nonostante l’ostentata soddisfazione del ministro, non aver cercato una reale condivisione con chi la scuola la vive è stato un errore e il fallimento delle iscrizioni lo dimostra”.

Sul Made in Italy pesa anche la protesta, inascoltata, dei docenti del Liceo economico sociale (les), un indirizzo che solo lo scorso anno ha raccolto 20.948 neoiscritti e che con l’introduzione del nuovo indirizzo, dove si studieranno le eccellenze italiane e il marketing del prodotto di casa nostra, rischia di dover cedere il passo. Anche se i numeri e la scelta delle famiglie ad oggi dicono il contrario: il Les ha tenuto rispetto allo scorso anno dal 3,9% al 3,96%; il Made in Italy al suo debutto ha raccolto lo 0.08% di preferenze.

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