Metodi da camorra contro il prof, serve un nuovo patto docenti-famiglie
di Innocenzo Calzone, il Sussidiario
Napoli: ennesima aggressione a una docente a scuola: giustizia da strada che dimentica il lavoro di chi insegna e che non va passata sotto silenzio
Troppi sono i casi che abbiamo quotidianamente davanti agli occhi quando si oltrepassa la decenza del saper vivere in maniera corretta. Soprattutto in una scuola, luogo per eccellenza deputato al lavoro culturale, educativo, di crescita degli alunni, dei docenti e dei genitori. Non è ammissibile che si arrivi a risolvere le questioni in maniera del tutto arbitraria e lontana dai canoni di correttezza ed educazione.
Qualsiasi incomprensione va affrontata in maniera ragionevole senza ricorrere a soluzioni da strada. Per certe persone, purtroppo, il dialogo non basta, occorre soddisfare le proprie frustrazioni con una giustizia privata, personale, gratuita e violenta anche perché … “serve a dimostrare che l’uomo è superiore ad ogni altro animale”.
La torre di Babele cantata da Edoardo Bennato coglie in pieno l’effetto “disordine”, il caos, come se non ci fosse un criterio universale basato sul confronto ragionevole, sull’educazione, sul rispetto, sulla considerazione della presenza di un’altra vita, su un ordine “primordiale”, su un cuore che valuta e giudica, su una ragionevolezza appunto.
Il caos, la rabbia, il giustizialismo da strada, l’atto intimidatorio, il gesto camorristico contribuisce a rendere selvaggio un mondo che sembra sfugga da tutte le parti. “Faccio come mi passa pa’ capa”. Ecco che allora sembra che proprio la scuola diventi coacervo, ristagno, campo di concentramento dello sfogo quotidiano. Un po’ come avviene negli stadi sportivi destinati oramai ad essere luoghi di libertà “intestinale” perché, come diceva un comico, “aggia sfugà” (devo sfogare).
E così la figura dell’insegnante, già in grave considerazione, perde di credibilità ogni volta che si ritiene debba “passarci su” quando non vengono affrontate le problematiche in maniera adeguata, ma soprattutto ogni volta che si crede di poter/dover dire la propria opinione in maniera violenta screditando chi lavora e dedica la propria vita al bene di ogni alunno.
Errori a scuola se ne fanno in ogni modo e da tutte le parti, da quelli gestionali a quelli dei docenti e a quelli dei genitori. Ma non è ammissibile che il malcontento di qualche genitore possa scadere nella offesa o nel denigrare e aggredire un docente nello svolgimento della sua funzione. Si sbaglia continuamente e continuamente bisogna affrontare serenamente le problematiche, anche le più gravi.E siamo qui ancora ad augurarci che certi atti non si ripetano mai più (in un discorso ripetuto e retorico) riteniamo sia doveroso lavorare insieme, famiglie e scuola, per il benessere di tutta la comunità, non solo scolastica. E nella impassibilità di chi ha responsabilità (“che vuoi che sia”) o nella superficialità delle forze dell’ordine (“accadono tutti giorni questioni così, ci sono cose più gravi”), si torna mestamente a lavorare coscienti sempre di più che chi deve essere educato o rieducato non è l’alunno ma è l’adulto.
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